Cos’è l’insufficienza cardiaca?

L’insufficienza cardiaca, anche nota come “scompenso cardiaco”, è una condizione cronica e progressiva che «compromette la capacità del cuore di pompare sangue a sufficienza per fare fronte alle esigenze del corpo in termini di sangue e ossigeno» (American Heart Association).

Cuore normale
Cuore insufficiente

Nelle prime fasi della patologia il cuore cerca di compensare allargandosi, sviluppando maggiore massa muscolare e pompando più velocemente, ma queste misure temporanee si limitano a dissimulare il problema, senza risolverlo.

L’insufficienza cardiaca dunque progredisce e peggiora. I suoi sintomi, quali palpitazioni, edemi, problemi respiratori e rapido affaticamento, si aggravano fino a diventare invalidanti.

  • 01 L’insufficienza cardiaca è la prima ragione di ospedalizzazione per le persone con oltre 65 anni di età.
  • 02 Entro il 2030, si stima un incremento del 25% del numero dei pazienti e un aumento del 215% circa dei costi di assistenza.

Emergenza sanitaria

Prendiamo cinque persone con più di quarant’anni: statisticamente, una di loro arriverà a soffrire di insufficienza cardiaca nell’arco della propria vita.

L’insufficienza cardiaca colpisce l’1-2% della popolazione adulta dei paesi sviluppati, e la prevalenza aumenta sensibilmente all’avanzare dell’età, fino ad arrivare al 4% nel caso di persone ultraottantenni.

È una vera e propria emergenza sanitaria, che ogni anno costa all’economia mondiale oltre 100 miliardi di dollari, e che ha un forte impatto sociale: la patologia, infatti, incide non solo sulla vita privata e lavorativa del paziente, ma anche su quella della sua famiglia.

Oggi ne sono affetti oltre 30 milioni di persone (di cui 15 nei soli Stati Uniti ed Europa), con una crescita prevista del 25% entro il 2030: circa la metà di essi soffre di insufficienza cardiaca sistolica, condizione che colpisce in particolare il ventricolo sinistro.

Terapia

Le terapie oggi disponibili per lo scompenso cardiaco differiscono a seconda del suo stadio di avanzamento.
  • Nelle fasi iniziali(classi I-II secondo la classificazione funzionale della New York Heart Association) i sintomi sono gestiti in modo ottimale con farmaci(ACE inibitori, ARB o betabloccanti).

    Man mano che la patologia progredisce in fase avanzata (classe III NYHA), però, i farmaci da soli non sono più sufficienti. A causa dell’assenza di valide terapie, il quadro clinico degenera rapidamente: nello stadio terminale (classe IV NYHA) è possibile intervenire solo con trattamenti molto invasivi, come il trapianto cardiaco o l’impianto di una pompa meccanica o di un cuore artificiale.
    A causa della scarsità di donazioni, il trapianto non viene eseguito in persone al di sopra dei 65 anni: la fascia di età che più soffre di scompenso cardiaco.

  • Le pompe meccaniche e i cuori artificiali comportano per i pazienti una forte riduzione della qualità della vita, spazi ridotti di autonomia e frequenti ospedalizzazioni (a causa delle eventuali complicanze della chirurgia a cuore aperto, della dipendenza da fonti energetiche esterne e delle frequenti infezioni); per i sistemi sanitari, costi esorbitanti, motivo per cui solo un esiguo numero di persone ha accesso a tali cure.

    L’invecchiamento della popolazione e l’assenza di terapie in grado di contrastare l’avanzamento della patologia concorrono a creare un enorme bisogno clinico oggi insoddisfatto, a cui Eucardia punta a rispondere.